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日志


2008/1/7

Johnny and June Cash

Giuliana questo è per te,
serata su youtube oggi con Johnny Cash e June Carter, gli originali, a farmi compagnia!


       

If I were a carpenter
and you were a lady,
Would you marry me anyway?
Would you have my baby?

If a tinker were my trade
would you still find me,
carrin' the pots I made,
followin' behind me.

Save my love through loneliness,
Save my love for sorrow,
I'm given you my onliness,
Come give your tomorrow.

If I worked my hands in wood,
Would you still love me?
Answer me babe, Yes I would,
I'll put you above me.

If I were a miller
at a mill wheel grinding,
would you miss your color box,
and your soft shoe shining?

If I were a carpenter
and you were a lady,
Would you marry me anyway?
Would you have my baby?
Would you marry anyway?
Would you have my baby



2008/1/4

"Ho parlato di tre diritti; il primo, quello del concepito, è fondamentale"

Norberto Bobbio per me è soltanto un nome e quando ho trovato oggi l'intervista concessa al Corriere nell'81 alla vigilia del referendum sull'aborto l'ho letta per curiosità del nome. In generale non amo le interviste, ma in questa mi pare che il carattere, l'accento, la voce dell'intervistato sfondino il genere letterario e si facciano sentire con chiarezza esemplare.
Il titolo del Foglio è azzeccatissimo (non fosse per quel laico ormai sciupato), il carattere fondamentale del discorso è la logica, la capacità di mettere ordine nel conflitto di diritti, problematiche e giustificazioni che ruotano attorno all'aborto e di prendere posizione in forza di questa logica.
La chiusura poi è un esempio di come la libertà e la disciplina del pensiero possano smantellare con facilità i luoghi comuni della "laicità dello stato".


Il Foglio giovedì 3 gennaio 2008, dal Corriere della Sera dell’8 maggio 1981
La logica laica di Norberto Bobbio

Alla vigilia del referendum sull’aborto, il Corriere della sera dell’8 maggio 1981 pubblicò un’intervista di Giulio Nascimbeni a Norberto Bobbio. Il filosofo, tra i massimi esponenti della cultura laica del dopoguerra, spiega così le sue ragioni a favore della vita.

 

Sono con Norberto Bobbio nel suo studio di Torino, fra scaffali gremiti e tavoli coperti da giornali e riviste.

“Non parlo volentieri di questo problema dell’aborto” mi dice. Gli chiedo perché. “E’ un problema molto difficile, è il classico problema nel quale ci si trova di fronte a un conflitto di diritti e di doveri”.

Quali diritti e quali doveri sono in conflitto?

“Innanzitutto il diritto fondamentale del concepito, quel diritto di nascita sul quale, secondo me, non si può transigere. E’ lo stesso diritto in nome del quale sono contrario alla pena di morte. Si può parlare di depenalizzazione dell’aborto, ma non si può essere moralmente indifferenti di fronte all’aborto”.

Lei parlava di diritti, non di un solo diritto…

“C’è anche il diritto della donna a non essere sacrificata nella cura dei figli che non vuole. E c’è un terzo diritto: quello della società. Il diritto della società in generale e anche delle società particolari a non essere superpopolate, e quindi a esercitare il controllo delle nascite”. Non le sembra che, così posto, il conflitto fra questi diritti si presenti pressoché insanabile? “E’ vero, sono diritti incompatibili. E quando ci si trova di fronte a diritti incompatibili, la scelta è sempre dolorosa”. Ma bisogna decidere.

“Ho parlato di tre diritti: il primo, quello del concepito, è fondamentale; gli altri, quello della donna e quello della società, sono derivati. Inoltre, e questo per me è il punto centrale, il diritto della donna e quello della società, che vengono di solito addotti per giustificare l’aborto, possono essere soddisfatti senza ricorrere all’aborto, cioè evitando il concepimento. Una volta avvenuto il concepimento, il diritto del concepito può essere soddisfatto soltanto lasciandolo nascere”.

Quali critiche muove alla legge 194?

“Al primo articolo è detto che lo stato ‘garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile’. Secondo me, questo diritto ha ragione d’essere soltanto se si afferma e si accetta il dovere di un rapporto sessuale cosciente e responsabile, cioè tra persone consapevoli delle conseguenze del loro atto e pronte ad assumersi gli obblighi che ne derivano. Rinviare la soluzione a concepimento avvenuto, cioè quando le conseguenze che si potevano evitare non sono state evitate, questo mi pare non andare al fondo del problema. Tanto è vero che, nello stesso primo articolo della 194, è scritto subito dopo che l’interruzione della gravidanza non è mezzo per il controllo delle nascite”.

E se, abrogando la legge 194, si tornasse ai “cucchiai d’oro”, alle “mammane”, ai drammi e alle ingiustizie dell’aborto clandestino? L’aborto è una triste realtà, non si può negarla.

“Il fatto che l’aborto sia diffuso, è un argomento debolissimo dal punto di vista giuridico e morale. E mi stupisce che venga addotto con tanta frequenza. Gli uomini sono come sono: ma la morale e il diritto esistono per questo. Il furto d’auto, ad esempio, è diffuso, quasi impunito: ma questo legittima il furto? Si può al massimo sostenere che siccome l’aborto è diffuso e incontrollabile, lo Stato lo tollera e cerca di regolarlo per limitarne la dannosità. Da questo punto di vista, se la legge 194 fosse bene applicata, potrebbe essere accolta come una legge che risolve un problema umanamente e socialmente rilevante”.

Esistono azioni moralmente illecite ma che non sono considerate illegittime?

“Certamente. Cito il rapporto sessuale nelle sue varie forme, il tradimento tra coniugi, la stessa prostituzione. Mi consenta di ricordare il ‘Saggio sulla libertà’ di Stuart Mill. Sono parole scritte centotrent’anni fa, ma attualissime. Il diritto, secondo Stuart Mill, si deve preoccupare delle azioni che recano danno alla società : ‘Il bene dell’individuo, sia esso fisico o morale, non è una giustificazione sufficiente’”. Questo può valere anche nel caso dell’aborto? “Dice ancora Stuart Mill: ‘Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l’individuo è sovrano’. Adesso le femministe dicono: ‘Il corpo è mio e lo gestisco io’. Sembrerebbe una perfetta applicazione di questo principio. Io, invece, dico che è aberrante farvi rientrare l’aborto. L’individuo è uno, singolo. Nel caso dell’aborto c’è un ‘altro’ nel corpo della donna. Il suicida dispone della sua singola vita. Con l’aborto si dispone di una vita altrui”.

Tutta la sua lunga attività, professor Bobbio, i suoi libri, il suo insegnamento sono la testimonianza di uno spirito fermamente laico. Immagina che ci sarà sorpresa nel mondo laico per queste sue dichiarazioni?

“Vorrei chiedere quale sorpresa ci può essere nel fatto che un laico consideri come valido in senso assoluto, come un imperativo categorico, il ‘non uccidere’. E mi stupisco a mia volta che i laici lascino ai credenti il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere”.

Giulio Nascimbeni

 

 


Red Shift 31 dicembre 2007

Sola chiusa

Sul bordo del letto

Un recinto di pareti

Il gocciolio delle foglie

 

Le mani si fanno compagnia di parole

Il tempo inesatto si scompone e ripropone

Giorni di desiderio

Giorni perduti

La coperta e il prato sono il mio tappeto

Aladino mi conduce per tessuti di parole

 

Gravitando contro un pensiero


2008/1/1

Fede e malafede?

Dopo il messaggio urbi et orbi di oggi, da brava fogliante veloce lettura del blog temporaneo
di Giuliano Ferrara e nella solita ricchezza di immagini giudizi e scardinante intelligenza ho trovato questa:

Che cosa sarebbe questa laicità per cui uno lascia a casa ed esclude
dalla vita pubblica ciò che crede,
e magari ciò che sa, ciò che pensa,
ciò che gli ha dettato l’esperienza o la riflessione razionale:

chi la fornisce la cultura per governare, lo stato?
[]
Tutto il ragionamento messo in piedi dagli allarmisti del laicismo,
anche nelle forme più scombiccherate,
si basa su questo assunto: la chiesa vuole fare politica, invade le prerogative dello stato,
vuole piegare il libero pensiero all’obbedienza confessionale.
Balle: la chiesa giovanpaolina e benedettina vuole impedire alla politica
di farsi religione immanentista e idolatra, di imporre fonti morali proprie,
si batte contro l’eticità dello stato e di quegli ordini legislativi e giuridici
che vogliono conformare la terra al dogma ideologico prevalente
.

...non ce l'ho fatta a resistere!

ps non ho ancora imparato a mettere i link, per il momento:
http://www.camilloblog.it/archivio/2007/12/30/vino-salame-maltagliati-in-brodo-ancora-spinelli/