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日志


2008/10/8

Lehman Brothers e le reti scale free

Le reti scale free sono reti in cui pochi nodi detti HUB sono altamente interconnessi, hanno migliaia di link ad altri nodi mentre la maggior parte dei nodi ha pochissimi collegamenti. L'ho scoperto ripescando un vecchio numero de Le Scienze... 2003! Esempi di questo tipo di rete?
la "rete"sessuale: la maggior parte degli individui ha poche relazioni nell'arco della vita, pochissimi individui ne hanno moltissime, il World Wide Web, la rete di citazioni bibliografiche delle pubblicazioni scientifiche, quella di regolazione delle proteine e così via.
Nell'articolo leggo anche:

"LE IMPLICAZIONI
Capire come sono interconnesse società ed economie potrebbe aiutare ad individuare fallimenti finanziari a cascata."


hub

Certo non è la prima volta che mi succede, certe parole hanno il vizio di rimanere nascoste tanto tempo solo per sbucare e ruotarti intorno all'improvviso:

  • in questi giorni mi è stato comprato un connettore multiplo per prese usb
  • ho letto un articolo sulle reti scale free
  • ho sentito parlare di Malpensa e Roma
  • e ora anche Lehman Brothers ricade nella definizione di HUB

hub:
Pronunciation: \ˈhəb\
Function: noun
1:    the central part of a circular object (as a wheel or propeller)
2 a
: a center of activity : focal point
   b
: an airport or city through which an airline routes most of its traffic
   c
: a central device that connects multiple computers on a single network
3:   a steel punch from which a working die for a coin or medal is made



2008/10/3

piccola rassegna stampa

siccome anche se non scrivo continuo a leggere
e siccome mi piace sempre raccontare le cose che mi incuriosiscono
questi sono tre link piuttosto eterogenei che ho conservato in attesa di un post da venire:

A.R.S.

A scuola di mediocrità

L'università   truccata

tra arbitrio e fondamentalismo

Lezione...magistrale!
Parigi, venerdì 12 settembre 2008

"Vorrei parlarvi stasera delle origini della teologia occidentale e delle radici della cultura europea.

...

Da qui si comprende la formulazione di un distico medioevale che, a prima vista, sembra sconcertante: “Littera gesta docet – quid credas allegoria…”. La lettera mostra i fatti; ciò che devi credere lo dice l’allegoria, cioè l’interpretazione cristologica e pneumatica.

Possiamo esprimere tutto ciò anche in modo più semplice: la Scrittura ha bisogno dell’interpretazione, e ha bisogno della comunità in cui si è formata e in cui viene vissuta. [ ] Il cristianesimo percepisce nelle parole la Parola, il Logos stesso, che estende il suo mistero attraverso tale molteplicità e la realtà di una storia umana. Questa struttura particolare della Bibbia è una sfida sempre nuova per ogni generazione. Secondo la sua natura essa esclude tutto ciò che oggi viene chiamato fondamentalismo. La Parola di Dio stesso, infatti, non è mai presente già nella semplice letteralità del testo. Per raggiungerla occorre un trascendimento e un processo di comprensione, che si lascia guidare dal movimento interiore dell’insieme e perciò deve diventare anche un processo di vita. Sempre e solo nell’unità dinamica dell’insieme i molti libri formano un Libro, si rivelano nella parola e nella storia umane la Parola di Dio e l’agire di Dio nel mondo.

Tutta la drammaticità di questo tema viene illuminata negli scritti di san Paolo. Che cosa significhi il trascendimento della lettera e la sua comprensione unicamente a partire dall’insieme, egli l’ha espresso in modo drastico nella frase: “La lettera uccide, lo Spirito dà vita” (2 Cor 3,6). E ancora: “Dove c’è lo Spirito … c’è libertà” (2 Cor 3,17). La grandezza e la vastità di tale visione della Parola biblica, tuttavia, si può comprendere solo se si ascolta Paolo fino in fondo e si apprende allora che questo Spirito liberatore ha un nome e che la libertà ha quindi una misura interiore: “Il Signore è lo Spirito, e dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà” (2 Cor 3,17). Lo Spirito liberatore non è semplicemente la propria idea, la visione personale di chi interpreta. Lo Spirito è Cristo, e Cristo è il Signore che ci indica la strada. Con la parola sullo Spirito e sulla libertà si schiude un vasto orizzonte, ma allo stesso tempo si pone un chiaro limite all’arbitrio e alla soggettività, un limite che obbliga in maniera inequivocabile il singolo come la comunità e crea un legame superiore a quello della lettera: il legame dell’intelletto e dell’amore. Questa tensione tra legame e libertà, che va ben oltre il problema letterario dell’interpretazione della Scrittura, ha determinato anche il pensiero e l’operare del monachesimo e ha profondamente plasmato la cultura occidentale. Essa si pone nuovamente anche alla nostra generazione come sfida di fronte ai poli dell’arbitrio soggettivo, da una parte, e del fanatismo fondamentalista, dall’altra. Sarebbe fatale, se la cultura europea di oggi potesse comprendere la libertà ormai solo come la mancanza totale di legami e con ciò favorisse inevitabilmente il fanatismo e l’arbitrio. Mancanza di legame e arbitrio non sono la libertà, ma la sua distruzione.

...

L’espressione classica di questa necessità della fede cristiana di rendersi comunicabile agli altri è una frase della Prima Lettera di Pietro, che nella teologia medievale era considerata la ragione biblica per il lavoro dei teologi: “Siate sempre pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione (logos) della speranza che è in voi” (3, 15) (Il Logos, la ragione della speranza, deve diventare apo-logia, deve diventare risposta)."

Benedetto XVI