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日志


2008/2/28

come fili d'erba cedere, come pietre rotolare

“Life is a series of natural and spontaneous changes.
Don’t resist them - that only creates sorrow.
Let reality be reality.
Let things flow naturally forward in whatever way they like.”
                                                                           Lao-Tzu

Incontrare questa frase mi ha fatto ricordare una giornata piovosa del ginnasio,
era il periodo in cui si pubblicavano i primi libri per mille lire
classici di solito, o saggi di autori sconosciuti, almeno a me.
Quel giorno ho conosciuto Epicuro:

"Quindi il più temibile dei mali, la morte, non è nulla per noi,
 perché quando ci siamo noi non c’è la morte
 e quando c’è la morte non ci siamo noi."

Semplice, apodittica, affascinante. ... ma dov'è l'errore? C'è l'errore? E' anche vera?
E lo stesso questa. Chissà quante citazioni mi hanno avvolto nel loro luccicante inviluppo di parole e bloccato li, impedendomi di chiedermi - cosa significa questo per la mia vita? ha un senso nella mia esperienza? - ora non è che io sia una grande fan della coerenza o della moralità, penso che tutt'al più è la vita ad avere una coerenza tutta sua e spesso noi a quella siamo costretti ad adeguarci, senza volerla e senza capirla, però ci sono tanti punti di vista sul mondo e mi piace saperli riconoscere. Scrivendo mi sono ricordata di un'altra frase, da Baci Perugina questa, che mi ha sempre lasciato perplessa: Amare vuol dire non dover mai dire mi dispiace. Cioè no, altro che perplessa, non mi ha proprio mai convinto neanche un pò... eppure una volta inaspettatamente è stata vera!

... e mi accorgo che come al solito mi sono lasciata portare da un'altra parte...

... ma è possibile poi non opporsi a questo susseguirsi di cambiamenti  naturali e spontanei, o non opporvisi senza dolore? e perchè disprezzare così il dolore poi, e con lui il piacere e la felicità?
"let reality be reality", si la realtà sorpassa di gran lunga ogni nostra elucubrazione, filosofia o tradizione, e ci svela quanto siamo limitati e deboli e finiti, ma anche noi  siamo parte di questo solido e ingannevole vero, noi con la nostra ricerca della verità e del giusto, col nostro opporci a quei disastri, naturali ma pur sempre disastri che  irrompono nella vita individuale e collettiva. La sete di senso, la speranza che ci visita inaspettata e dispettosa, la capacità infinita di ripetere gli stessi errori, cosa ci dicono di questa reality?

2008/2/23

le parole sono pietre: figli salute e diritto

Cosa vi dicevo a proposito dei miei avvistamenti di gemelli qui in California? Antonio non era convinto quando gliene ho parlato, ma poi mi ha mandato questo articolo di Repubblica del 20 febbraio 2008:

L'America decide di mettere un freno ai passeggini a due posti. L'aumento dei gemelli - causato soprattutto dalla riproduzione assistita - non vuol dire solo fatica doppia o tripla per genitori e baby sitter. Dal punto di vista medico, si moltiplicano anche le difficoltà della gestazione e il numero di bimbi nati prematuri. Negli Stati Uniti la spesa media per una gravidanza singola è di circa 9 mila dollari. Si sale a 51 mila per le gravidanze gemellari, 150 mila per le trigemine e 250 mila quando i neonati in arrivo sono addirittura quattro. 


Dunque è come diceva Giusi, la mia omonima barese, la fecondazione assistita è la causa dei nostri avvistamenti di gemelli qui in California.

Ma questo non è un  “ve l’avevo detto”, semplicemente mi colpisce la scelta di parole della giornalista, Elena Dusi:


Il cambiamento di rotta americano trova nell'Italia un'interlocutrice sensibile. Le ferite della nostra legge 40 (che impone di impiantare nell'utero tutti gli embrioni fecondati: di norma tre) sono ancora vive a quattro anni dalla sua entrata in vigore. E a sanarle diverse volte sono stati dei giudici di tribunale, messi di fronte a casi di donne che rifiutavano l'impianto di tutti e tre gli embrioni in base al principio della salvaguardia della propria salute.

[] Ai tribunali hanno fatto ricorso anche alcuni genitori affetti da malattie genetiche che chiedevano alla diagnosi pre-impianto (vietata dalla legge 40) un responso sulla salute dei figli prima di dare avvio alla gravidanza.


Le ferite della nostra legge 40... e a sanarle sono stati dei giudici di tribunale...

Quali ferite? Probabilmente si tratta delle ferite psicologiche, subite dalle donne, forse anche dagli uomini, che desiderano tanto dei figli biologici, al punto di non poterne fare a meno, al punto che è un diritto averne. Si sottopongono a cure lunghe, debilitanti, spesso deludenti. Arrivano finalmente al momento dell’impianto, al momento di accogliere nel loro corpo, nel corpo della loro compagna, quel figlio che hanno voluto con passione e forza, pardon, quei figli, quei figli che hanno voluto con passione e forza. Perchè non hanno rifiutato che ne fosse generato più di uno. Certo la terapia ormonale induce la produzione di più ovuli, ma nessuno costringe a fecondarli tutti. Lo si fa per avere una maggiore probabilità di riuscita, in nome del principio di salvaguardia della salute. Solo che a questo punto, magicamente il principio smette di valere cioè vale solo per la donna, non per quegli altri che fino a poco prima erano i figli, l’oggetto del desiderio, il bene irrinunciabile. E allora si può scegliere, si può decidere chi diventa figlio e chi rimane embrione, chi è vitale e chi è in eccesso. Ironicamente alcune volte il rifiuto funziona per ribaltamento, e allora il criterio utilizzato non è più la salute della madre ma quella dei figli. Ma di quali figli? Quelli ipotetici, quelli sognati, i figli del diritto di procreare, non quelli in cellule appena divisesi che sono in attesa nella provetta. Forse il loro bene, la loro salute consiste nell’essere dimenticati, può darsi. Perchè nascere prematuri è un destino peggiore della ibernazione nell’azoto liquido e la medicina non è per i malati, ma per disfarsi di loro.




2008/2/16

Portali

Sono ancora nella fase entusiastica di qualche giorno fa quando chissà per quale percorso neuronale sono tornata a visitare il Mestiere di Scrivere e altrettanto fortunosamente ho scoperto CalleDelVento, due esempi non convenzionali di "portali", anzi Portali. Mi fanno pensare a quelle porte ottomane in legno, intarsiate, forate, delicate come ricami, che lasciano immaginare, all'interno dei palazzi che proteggono, harem e giardini. Oggi, arrivata a casa, avevo scelto un libro dalla piccola libreria di Jack, ma poi la voglia di esplorare ancora un pò è stata più forte ed eccomi a scoprire Il blog del Mestiere di Scrivere, certo un pò autoreferenziale nel titolo, ma intricante quanto il sito primario. E da qui tante altre porte, tanti fili come li chiama Luisa Carrada, sentieri che si allonatano dal luogo originario e conducono a nuovi siti, a terre da scoprire, genti da conoscere, fantasie meditate e costruite con lo stesso piacere con cui si gioca coi Lego. Leggo un pò qua e un pò la, velocemente, cercando di filtrare le cose migliori, confusa dai tanti link che mi si aprono davanti, dalle troppe scelte, dai titoli scoppiettanti e dalle scritture raffinate, dai grafi. Semi gettati con generosità nella rete, ma cresciuti su alberi che per anni sono stati innaffiati e potati, sotto il sole e nella pioggia. Chissà quanti fuochi fatui, e quanti inganni... ma io scappo via prima di accorgermene e torno qui a raccontare a tutti che ho trovato una nuova conchiglia...

2008/2/15

Labirinto




because his scent
still drives me insane

 

 

che cos'è un blog?
un blog è una porta
che conduce ad altre porte

 

 



 

hidden truth

 

 

 

 

La commissione invita il produttore e il regista a modificare, nel senso di ridurre sensibilmente la durata eliminando i particolari scabrosi pur senza sopprimerla totalmente, la scena del primo amplesso consumato dai due protagonisti all’improvviso, all’impiedi e con foga selvaggia.

 

 

 

 

 

 

 

forsaken people




 


2008/2/14

giving credit where credit is due

Sono belle le foto di San Francisco, vero? E Disneyland e Santa Monica...
Oggi ho ricevuto i complimenti da un architetto e allora colgo l'occasione:
certo che sono belle, le ha fatte Antonio...quasi tutte!

Ciao amore, ti voglio bene
Lesbia

2008/2/12

Saint Mary of the Assumption Cathedral

 

 

Tantissimi Invisibili Sottili 
 

ceil-cross






2008/2/11

The Things You Did For Love

Forse qualcuno ha letto l'articolo sul Corriere "Si può scrivere un romanzo in sei parole?"
L'inventore del genere letterario è Ernest Hemingway che scrisse:
Vendesi: scarpine per neonato, mai indossate
ma i lettori/scrittori di smithmag.net sono altrettanto concisi e pregnanti. Basta fare un salto nel sito per rimanere invischiati nelle storie che raccontano e metterlo immediatamente tra i preferiti. E non solo con sei parole... la sezione che mi ha catturato è The Things You Did For Love e questo racconto di qualche paragrafo ho avuto subito voglia di condividerlo con qualcuno. E' di Ken Kennedy che:

"I am looking forward to seeing what it looks like 
 in Italian!"

...and that's what it looks like:


Papà, ora sono grande

Mi ricordo distintamente la confusione che ho provato ad otto anni quando l’insegnante di scienza ci ha spiegato il concetto di spazio. Come è possibile che una cosa non abbia fine? Di fronte ad una complicazione così profonda mi rivolsi all’unica risorsa a mia disposizione: papà. Immaginate la mia delusione quando la risposta che ottenni fu: “Te lo spiegherò quando sarai più grande.” Non ho mai avuto la risposta e il concetto di infinito mi sconcerta ancora oggi.

Quando ero ragazzino, curioso di amore, sesso e donne, mi rivolsi di nuovo a mio padre in cerca di ispirazione: “Come hai chiesto alla mamma di sposarti?” Gli chiesi. “Te lo dirò quando sarai più grande.”

Non ho capito quello che in quel momento non mi diceva fino a quando a vent’anni, disteso a letto, accanto alla mia ragazza, dopo una notte di passione le chiesi... “Mi vuoi sposare?”

Quando i miei figli mi chiederanno come mi sono dichiarato alla loro mamma so esattamente cosa dirò.


 E che ne dite di Forgiving Him di Tonya Zerkle? 

Thank you Ken... and write some more!







2008/2/10

California 2: Siamo noi la California, siamo noi la libertà

         


       

Ieri ed oggi prime giornate di caldo estivo, qualche buon affare ma soprattutto in giro per i negozi a guardare. Ogni mall, ogni mart o warehouse è ancora una scoperta, e nello stesso tempo inizio ad avere i miei posti preferiti. Macy's per i vestiti, 99cents per i biscotti e le cianfrusaglie varie, trader joe's e henry's per la spesa. E poi Target, dove c'è di tutto sempre, ma la silly patty Giusi ed io non l'abbiamo trovata!!! Triste
Comunque, la mia meta oggi era Costco, un grande magazzino dove si vende di tutto, ma in quantità grandi. Una specie di paradiso per le famiglie numerose... Volevo comprare il bacon, ma ne avrei dovuto prendere almeno un paio di libbre. La cella frigorifera per la verdura è però la cosa che mi è piaciuta di più. E' una stanza senza porta dove sono accatastati i cartoni con i vari vegetali, si entra col carrello naturalmente e c'è un cartello che ammonisce di non arrampicarsi sulle scatole... ma ti fa venire voglia di farlo!
Poi di pomeriggio Fashion Valley, uno dei più grandi centri commerciali di San Diego...
e stasera a casa ascoltavo Gianna Nannini:

Siamo noi la california / siamo noi la libertà / pugni chiusi nelle tasche / sangue fragole realtà
siamo noi la california / siamo noi la libertà / siamo noi che lo guardiamo e ci sembra ancora
ancora cielooooooo

...certo quattro negozi sono un pò poco per un sogno di libertà. O forse no?
Per andare da Costco ho attraversato una zona di villette con il prato intorno, che poi è un tipo di abitazione molto comune qua a La Jolla. Gente in tuta che faceva jogging o giocava sul prato con i bambini e anche a Fashion Valley, tanti bambini e ulteriore avvistamento di due coppie di gemelli. Queste penso che siano le impressioni non immediate che questo posto sta lasciando su di me giorno dopo giorno:
  negozi che sono luoghi di intrattenimento e con tantissima merce di cui ti chiedi quale sarà la fine
  ragazze col pancione e bambini su passeggini multipli
  prati, villette, uccellini ti svolazzano intorno... oggi Antonio mi leggeva un articolo su San Diego, forse del settimanale di Repubblica, che diceva che la città spende il 70% delle sue risorse idriche per gli esterni. E si vede, soprattutto se si considera che questa zona è semidesertica e a poca distanza c'è la Death Valley. La sensazione è quella di vivere in un luogo ordinato, regolato, in cui formare la tua famiglia non è una ipotesi che riguarda il futuro.
Ma questo è il carattere di San Diego, rilassata, luminosa. L'Ospedale dei Veterani, vicino UCSD ha una bandiera all'ingresso e la scritta: welcome home new veterans e certe volte mi immagino davvero come debbano sentirsi i soldati che tornano dall'Iraq ad arrivare qui.
Loro sono i new veterans, veterans sono anche alcuni di quelli che chiedono l'elemosina a downtown.
E' questo che mi fa paura, cosa succede quando scivoli fuori dal sistema, quando non hai l'assicurazione medica (e anche quando ce l'hai!!), quando perdi il lavoro. Forse sono io ad avere uno spirito poco avventuroso, sono venuta qua sapendo che c'era un posto per me, con una borsa di studio per essere indipendente e  un clan familiare alle mie spalle. Ma molti qui parlano spagnolo, sono mexicani che hanno passato il confine più o meno recentemente...
... e non lo so dove mi conducono queste considerazioni o perchè abbia avuto voglia di scriverle proprio ora, forse perchè fisicamente, solo fisicamente, sono sola, perchè le persone che frequento qui arrivano e poi vanno via. Mi sembra di fare parte di un esperimento..

E basta, per ora mi fermo qui... e comunque è tutta colpa di quella pazza di Gianna Nannini!!!







California 1: terremoto

Ieri sera ho sentito il mio prima terremoto californiano. Erano circa le undici penso, ero a letto e la porta scorrevole dell'armadio ha iniziato a vibrare rumorosamente. Proprio come il terremoto con epicentro vicino Ustica di qualche anno fa, é stato il rumore ad allertarmi. Poi dopo qualche secondo, una decina forse meno, anche il letto ha iniziato a muoversi. Non so perchè i terremoti mi facciano questo effetto, ma anche questa volta non ho avuto paura, anzi curiosità e un pizzico di eccitazione perchè sto assistendo ad una manifestazione così potente della terra. Qualcosa che hai studiato, di cui hai letto e che ad un certo punto si dispiega davanti ai tuoi occhi. E allora lo osservo, come guarderei una cometa che passa ogni mille anni nel cielo. Penso che questa fiducia me la abbia ispirata mio padre, fossi stata a Palermo forse non sarei stata così calma, ma quando c'è stato quell'altro terremoto ero a Capo Zafferano e mi ricordo di avere pensato che in quella casa non ci poteva succedere niente, perchè l'aveva costruita lui. Comunque per tornare a questo, stamattina me lo ero già scordato, infatti non l'ho detto a nessuno. E poi di pomeriggio in giro a Fashio Valley con Salvo, Luigi e Maria me lo sono ricordato.. ma loro non l'hanno sentito: "ma non è che sognavi e bla bla bla?" Sono arrivata a casa e ho chiesto a Jack e lui si è messo la solita faccia dei Californiani che hanno un terremoto al giorno, del tipo è possibile, niente per cui eccitarsi tanto. E allora ho cercato su internet e in effetti un terremoto, anzi due tra le undici e mezzanotte c'è stato qui nella zona di San Diego, magnitudo locale 5.35 ...